La Basilica di San Clemente è tra le più antiche basiliche di Roma e è una delle più famose tra le chiese medievali di Roma; fu eretta verso la fine del IV secolo e dedicata a S.Clemente, il terzo papa dopo S. Pietro. Si compone di due chiese sovrapposte sorte sopra costruzioni romane anch'esse su vari strati. La chiesa inferiore, già ricordata da S. Girolamo, fu sede del concilio durante il pontificato di papa Zosimo (417). Nel corso dei secoli VIII e IX subì numerosi rifacimenti e interventi di restauro.
All'inizio del XII secolo ospitò il conclave che elesse papa Pasquale II. Sotto il suo pontificato fu edificata, sulle strutture interrate della prima basilica, la chiesa superiore che fu poi modificata e decorata in forme barocche tra il 1715 e il 1719 da Carlo Fontana sotto il pontificato di Clemente XI. La chiesa è officiata dal 1677 dai Padri Domenicani irlandesi.
La Basilica di San Clemente è sviluppata su tre livelli che si sono sovrapposti attraverso i secoli. Al livello superiore vi è la basilica medievale vera e propria, completata nel 1123. L'ingresso principale su Piazza San Clemente è inquadrato in uno splendido protiro del XII secolo e da una cornice marmorea dello stesso periodo. Si accede così ad un cortile interno, quadriportico con colonne ioniche e architravi, che precede la facciata settecentesca con un piccolo campanile. L'interno preserva ancora l'aspetto medievale, nonostante diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi. È suddiviso in tre navate, ciascuna terminante con un abside. Le colonne antiche, di varia provenienza, hanno capitelli ionici in stucco (rifatti), il pavimento è un bell'esemplare cosmatesco; nel mezzo della navata la schola cantorum, del XII secolo, ma che reimpiega diversi frammenti provenienti dalla chiesa inferiore, così come riutilizzata è la cattedra episcopale. Nell'abside centrale è conservato il meraviglioso mosaico, raffigurante il Cristo crocifisso tra la vergine e S. Giovanni Evangelista. Dalla sagrestia si accede alla basilica paleocristiana inferiore, costruita alla fine del IV secolo; essa presenta tre navate, divisa da colonne, ed è preceduta da un nartece; per tutto l'alto medioevo fu una delle più importanti di Roma, arricchita da affreschi e arredi vari.
Questa chiesa è celeberrima per più di una sua peculiare caratteristica: oltre alla successione di strati storici che ingloba nei suoi tre livelli costruttivi, essa è il luogo dove si conserva il più perfetto insieme di arredo ecclesiastico cosmatesco e lo straordinario mosaico absidale fonte a Roma della cosidetta “rinascenza” del XII secolo. Il pavimento – spettacolare sistema di segni ottico-liturgici – è approntato ad imitazione di stuoie, guide e tappeti distesi per le fastose cerimonie sacre con i dischi di marmo posti uno dietro l’altro dall’ingresso alla schola cantorum e all’altare, avvolti nelle spire armoniose del fregio, fino a indicare il grande disco porfiretico “imperiale”, posto a meno di un terzo del suo percorso, dove si focalizzavano tutti gli eventi sacri più importanti.
Le sedici colonne antiche lisce e scanalate, di varia provenienza, hanno i capitelli ionici ricostruiti in stucco dal restauro; diversi frammenti di reimpiego dalla chiesa inferiore delimitano la schola cantorum del XII secolo separandola dal presbiterio: il recinto marmoreo con plutei e transenne con monogramma di Giovanni II risalgono al VI secolo.
Ma il capolavoro assoluto è il meraviglioso mosaico absidale datato tra il 1118 e il 1123: il Trionfo della Croce. La composizione, ricchissima e dagli infiniti riferimenti simbolici, si articola a partire da un lussureggiante cespo d’acanto che si dirama a ricoprire interamente il catino con volute, girali e racemi intrecciati a vasi, fontane, piante, animali, volatili, figure umane, scene naturalistiche, i quattro Dottori della Chiesa insieme a gruppi di fedeli. All’apice, nel cielo trapunto di nuvole rosse e blu, il ventaglio, da cui spunta la mano dell’Eterno a coronare il Cristo sulla croce, l’Arbor Vitae che nasce dal virgulto d’acanto, con le dodici colombe poggiate sul suo legno a simboleggiare gli Apostoli e le figure dolenti della Vergine e di Giovanni Evangelista ai suoi lati.
Alla base dell’albero-croce sgorgano i quattro fiumi paradisiaci ai quali si abbeverano i cervi di cui parlano i Salmi; più sotto l’iscrizione dedicatoria ed infine la teoria degli agnelli che si dirigono verso l’agnello mistico.
Nei mosaici dell’arcone absidale il Cristo Pantocrator è circondato dai simboli degli Evangelisti, dai santi Lorenzo e Paolo e il profeta Geremia a sinistra, mentre a destra compaiono i santi Pietro e Clemente e il profeta Isaia.
Nel sottosuolo dela chiesa è possibile accedere ad un mitreo il quale a sua volta è costruito su resti di case del II sec. non ancora accessibili ai visitatori. Il mitreo è costituito da tre ambienti, due che fungono da vestibolo e probabilmente da schola mitraica, con resti di stucchi ed affreschi. Il terzo è il mitreo vero e proprio, con la volta ribassata e trattata con pomici a simulare una caverna, luogo centrale della religione mitraica. Sulle pareti laterali vi sono dei banconi, sui quali prendevano posto gli adepti durante le celebrazioni. Sulla volta vi sono delle aperture in relazione agli aspetti astrologici della dottrina, al centro un'area marmorea con Mitra che immola il toro. Attraversando quello che una volta era un vicolo all'aperto si giunge ad altri ambienti romani, in uno dei quali è visibile una corrente d'acqua, un tempo uno dei numerosissimi corsi d'acqua sotterranei della città, poi canalizzato. La sorgente d'acqua sotterranea, che ancora oggi sgorga attraverso una delle pareti per inabissarsi nuovamente nel sottosuolo, conferisce al luogo una sacralità tellurica che è ben sentita dai visitatori sensibili a questo tipo di energie.
Non si è ancora sicuri, in realtà, di chi sia il San Clemente a cui è dedicata la Basilica perchè in alcune fonti è denominato santo e martire e non è stato ancora identificato nessun Clemente che sia stato martire e santo contemporaneamente. Gli storici credono che sia però possibile identificare San Clemente con il quarto dei papi che aveva anche conosciuto personalmente Pietro e Paolo e quindi è un importante testimone del cristianesimo a Roma. Nell'VIII sec.Cirillo e Metodio ritrovarono i resti di Clemente, che, secondo la leggenda, era stato legato ad un ancora e gettato nel Mar Nero, e li portarono a Roma, in questa chiesa, dove Clemente era già venerato dal 390 d.C.
La Basilica di oggi risale al XII sec., ristrutturata poi nel XVIII. Attualmente la Basilica è retta dai padri irlandesi.
La basilica di San Clemente è aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30 (da ottobre a marzo solo fino alle 18).
Per arrivare alla basilica scendere alla fermata Colosseo della metropolitana e percorrere via San Giovanni In Laterano (circa 10 minuti). La basilica si trova nell’omonima piazza San Clemente.