La Casina delle Civette si trova all'interno di Villa Torlonia, immersa tra le palme della California e il cedro dell’Himalaya; fu ideata dall’architetto Jappelli nel 1842 come "Capanna Svizzera" e rispecchiava le funzioni di rifugio solitario e romantico dall’apparenza primitiva e selvaggia, tipico dei giardini all’inglese. Dal 1916 l'edificio cominciò ad essere denominato "Villino delle Civette" per la presenza della vetrata con due civette stilizzate tra tralci d’edera, eseguita da Duilio Cambellotti già nel 1914, e per il ricorrere quasi ossessivo del tema della civetta nelle decorazioni e nel mobilio, voluto dal principe Giovanni, uomo scontroso e amante dei simboli esoterici. Restaurata ed aperta al pubblico, si è trasformata in un museo. Collocata in una posizione defilata della Villa, lontana dagli edifici più monumentali e grandiosi, a causa della fragilità delle sue strutture la Casina aveva sofferto l'abbandono e il degrado.
Le caratteristiche del museo sono le splendide vetrate che decorano le innumerevoli porte, finestre e bow-windows, realizzate in pregiati vetri policromi legati a piombo in raffinate composizioni geometriche e vari soggetti. Sono state tutte eseguite tra il 1908 ed il 1930 da artisti quali Umberto Bottazzi, Duilio Cambellotti, Vittorio Grassi, Paolo Paschetto, e offrono un campionario unico per capire l’affermarsi e l’evolversi dell’arte della vetrata a Roma in quegli anni. Per completare il panorama di questo tipo di decorazione la Sovraintendenza Comunale ha acquistato sul mercato numerose altre vetrate degli stessi autori e hanno allestito questo caratteristico museo. Tra le vetrate più belle ricordiamo proprio le "Civette" del Cambellotti e "I Pavoni" realizzata dal Bottazzi, esposta alla mostra della vetrata del 1912 e da allora scomparsa e rintracciata ed acquistata di recente da una collezionista privata. Altre vetrate degne di nota sono “La Fata” e “Le Ali”. Gli spazi interni, disposti su due livelli, sono tutti particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo mostrano la particolare attenzione del principe per il comfort abitativo. Tra le tante decorazioni la presenza delle vetrate è così prevalente da costituire la cifra distintiva dell'edificio: le vetrate vengono tutte installate tra il 1908 e il 1930 e costituiscono un "unicum" nel panorama artistico internazionale, prodotte tutte dal laboratorio di Cesare Picchiarini. La distruzione dell'edificio iniziò nel 1944, con l'occupazione delle truppe anglo-americane, durata oltre tre anni. Quando nel 1978 il Comune di Roma acquisì la Villa, sia gli edifici sia il parco erano in condizioni disastrose. L'incendio del 1991 ha aggravato le condizioni di degrado della Casina, unitamente a furti e vandalismi. L'immagine odierna della Casina delle Civette è il risultato di un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito dal 1992 al 1997, che, con quanto ancora conservato e sulla base delle numerose fonti documentarie, ha permesso la restituzione alla città di uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso.
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