
L’edificio di
Castel Sant'Angelo è detto anche
mausoleo di Adriano perché fu fatto costruire dall’imperatore Adriano per accogliere la sua salma e quella dei suoi successori. I lavori, iniziati nel 135, terminarono nel 139 ossia dopo la morte di Adriano. Ebbe carattere di monumento funerario fino al 211 ma nel 400 d. C. cambiò nome e fu definito Castellum. Intorno al X secolo divenne una vera e propria fortezza, poi fu utilizzato come abitazione di principi e papi e infine di prigione e di caserma; in molti sperimentarono qui la prigionia: il cardinal Vitelleschi, Pomponio Leto, Alessandro Farnese futuro papa Paolo III, Beatrice Cenci, Giordano Bruno, il Conte di Cagliostro e Benvenuto Cellini (il quale, evaso da una "comoda cella" del primo piano, venne ripreso e rinchiuso nei sotterranei, dove disegnò un "Cristo risorto" di cui restano ancora oggi tracce visibili).
Per mettere in comunicazione il sepolcro con il Campo Marzio fu costruito un nuovo ponte, il
Ponte Elio (ancora esistente con il nome di
Ponte S.Angelo) che fu inaugurato nel 134 d.C. Il sepolcro sorgeva subito al di là del ponte: la sua struttura, inglobata dentro Castel S.Angelo, si è in gran parte conservata. L'edificio aveva una base quadrata di 89 metri per lato ed un'altezza di 15 metri; su questa, una seconda costruzione cilindrica alta circa 20 metri, sopra ancora un tempietto circolare, circondato da colonne, alto come la costruzione sottostante e su tutto una quadriga bronzea guidata da un colossale Adriano (la testa è conservata nella Rotonda dei Musei Vaticani). Al centro del monumento, accessibile tramite una scala elicoidale interna, si trovava la camera funeraria. Tutti gli imperatori Antonini e i Severi fino a Caracalla (217 d.C.) furono sepolti qui.
Nel IX-X secolo si affermò la leggenda secondo la quale, nel 590 d.C., mentre papa Gregorio Magno attraversava Ponte Elio durante una processione penitenziale, ebbe la visione dell'arcangelo Michele che sulla sommità della Mole Adrianaarcangelo michele rinfoderava la spada, a significare la fine della pestilenza che affliggeva Roma.
Nel 1367 le chiavi dell'edificio vengono consegnate a papa Urbano V, per sollecitare il rientro della Curia a Roma dall'esilio avignonese. Da questo momento in poi Castel Sant'Angelo lega inscindibilmente le sue sorti a quelle dei pontefici, che lo adattano a residenza in cui rifugiarsi nei momenti di pericolo. Grazie alla sua struttura solida e fortificata ed alla sua fama di imprendibilità il Castello ospita l'Archivio ed il Tesoro Vaticani, ma viene adattato anche a tribunale e prigione.
Con il cambiamento di funzione, l'aspetto e l'impianto del Castello vengono rimodellati attraverso una lunghissima serie di interventi che si snodano nel corso di quattro secoli. Nuove strutture si assommano a quelle preesistenti, alterandole, modificandone la funzione, talvolta cancellandole, in un processo di trasformazioni ininterrotte che sembrano scivolare l'una nell'altra senza soluzione di continuità.
La storia lunghissima e variegata dell'edificio, con le sue mille metamorfosi sembra essersi sedimentata nel complicato intrico di sotterranei, ambienti, logge, scale e cortili che costituiscono l'attuale assetto del Castello.
La struttura originaria e le successive superfetazioni si compenetrano, sovrapponendosi e fondendosi l'una con le altre, e dando vita ad un organismo sfaccettato e complesso, carico di valenze simboliche e di stratificazioni storiche.

La fortezza di Castel Sant'Angelo prende il nome dalla statua dell'arcangelo Michele posta sulla sua cima. Voluta dall'imperatore Adriano nel 139 d.C. come mausoleo per se e per i suoi figli, nel 271 d.C. venne incorporato nelle Mura aureliane assumendo l'aspetto di un vero avamposto.
All'inizio del Quattrocento il Castello cambiò volto: la torre finale dell'antico mausoleo assunse una forma quadrangolare e la base fu liberata dall'antica piattaforma. Venne perfino modificata la struttura interna dell'edificio: fu interrotta al primo piano la rampa merlatura e forificazioneelicoidale d'accesso al sepolcro e la parte superiore del Castello venne difesa da postazioni di armi da fuoco e da un ponte levatoio. Il Castello divenne una roccaforte inespugnabile e per quasi cinque secoli i papi furono gelosi di Castel S.Angelo
Nel 1527 papa Clemente VII si rifugiò dentro Castel S.Angelo, sfruttando la via di fuga del Passetto, per sfuggire ai lanzichenecchi durante il Sacco di Roma. Fu certamente con Paolo III (1534-49) che la fortezza si avvicinò ancora più alla sagoma attuale: venne costruita la grande loggia a cinque arcate verso i Prati di Castello e trasferiti al piano superiore gli alloggi del pontefice e del suo seguito. Pochi anni dopo con Pio IV (1559-65) si costruì una grande cinta pentagonale, con baluardi angolari, che avvolsero il vecchio muro di cinta con fossato. Infine Urbano VIII (1623-44) distrusse tutte le fortificazioni anteriori e costruì una grande cortina muraria frontale.