FONTANA DI TREVI A ROMA - ALBERGHI, B&B E APPARTAMENTI VICINO A FONTANA DI TREVI
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Fontana Di Trevi

La fontana di Trevi è certamente la più scenografica e la più nota tra le fontane di Roma e costituisce la mostra dell'Acqua Vergine, l'acquedotto che Marco Vipsanio Agrippa condusse a Roma nel 19 a.C. per alimentare le sue Terme. In quella che sarà poi l'odierna piazza di Trevi, Agrippa posizionò una delle fontane minori dell'acquedotto, costituita da tre vasche di raccolta. Le tre vaschette rimasero così fino al 1453, allorché Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone, pur lasciando le tre grosse bocche d'acqua.
La fontana iniziò a chiamarsi "di Trejo" perché situata nella località detta "dello Trejo", in riferimento al Trivio (cioè l'incrocio di tre vie) che corrispondeva all'attuale piazza dei Crociferi: il passo da "Trejo" a "Trevi" fu breve.
La fontana iniziò a prender corpo con Urbano VIII (1623-44), il quale decise di sostituirla con una fontana grandiosa e di questa opera incaricò il Bernini. Questi presentò diversi progetti, tutti costosissimi, a causa dei quali papa Barberini aumentò talmente le tasse sul vino che Pasquino si mise a parlare: "Per ricrear con l'acqua ogni romano di tasse aggravò il vino papa Urbano".
Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi e niente più.  Più di un secolo dopo anche papa Clemente XII (1730-1740) volle sostituire la fontana con un'altra monumentale e, a tale scopo, invitò i migliori artisti dell'epoca a presentare i progetti. Tra tutti i bozzetti inviati fu scelto quello del romano Nicola Salvi, di evidente ispirazione berniniana. I lavori, iniziati nel 1735, proseguirono durante il pontificato di Benedetto XIV e si conclusero con Clemente XIII, il quale inaugurò la fontana il 22 maggio 1762, anche se il Salvi, morto prematuramente, non riuscì ad ultimare l'opera, che invece fu portata a termine da Giuseppe Pannini.
La fontana, così elaborata, costituisce un perfetto esempio di fusione di scultura e architettura barocca. Suggestivo lo spettacolo acquatico. E' divisa in tre nicchie da quattro colonne. Le sculture che la compongono narrano varie vicende allegoriche. Nella nicchia centrale si trova la statua di Oceano, rappresentato su un cocchio a forma di conchiglia trainato da cavalli alati. Nelle nicchie laterali ci sono le statue dell'Abbondanza e della Salubrità. Nella grande vasca, simboleggiante il mare, fra le sculture si trovano figure di tritoni e di animali marini, mitologici e reali.

La bellezza e la magnificenza della Fontana di Trevi è stata esaltata anche dal mondo del cinema: Il monumento è protagonista di una delle scene più famose del cinema italiano e, forse, di quello mondiale: in La Dolce Vita di Federico Fellini, Anita Ekberg si tuffa nella vasca, invitando Marcello Mastroianni a fare lo stesso.
In Tototruffa 62 Totò tenta di vendere la fontana ad uno sprovveduto ed ignaro turista, e con essa i diritti d'autore per tutte le foto scattate dagli altri turisti, scatenando in questo modo una serie di gag ed incomprensioni.
Molte sono le leggende che si narrano sulla Fontana, che la rendono ancora più suggestiva e incantevole.
Il lancio della monetina: la tradizione più conosciuta e persistente (citata anche nella canzone Arrivederci Roma) lanciando di spalle una moneta dentro la fontana ci si propizia un futuro ritorno nella città.  Migliaia di persone ogni giorno visitano l'opera per potere gettare nella vasca una moneta, che come da leggenda, garantisce al turista di tornare ancora a Roma nella sua vita. Si ignorano le origini della tradizione, che però potrebbe scaturire nell'usanza di gettare nelle fonti sacre oboli o piccoli doni per propiziarsi la divinità locali. Il comune di Roma ha deliberato che tutte le monetine recuperate sarebbero state destinate alla Caritas della capitale; di recente è stato però denunciata un'appropriazione delle monetine da parte di altri individui.
L'acqua dell'amore: quando se ne attingeva ancora acqua da bere (l'acqua di Trevi era considerata tra le migliori di Roma, per non essere calcarea come l'Acqua Marcia; oggi si usa solo per irrigazione e per alimentare le fontane), le ragazze ne facevano bere un bicchiere al fidanzato che partiva - bicchiere che poi frantumavano in segno e augurio di fedeltà.
L'asso di coppe: sulla destra della fontana c'è un grande vaso di travertino (detto Asso di coppe): le chiacchiere del tempo dicono che Salvi l'avesse fatto mettere lì per disturbare la vista di un barbiere che aveva bottega lì a fianco e continuava a criticare il lavoro dell'architetto.
 



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